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06/02/2020 - 06/02/2020
Intervista a Mariano Bizzarri Ollandini sul rapporto con la società di calcio dell' U.S. Pontedera
LA NAZIONE - Pontedera - 06.02.2020

Ormai è diventato un binomio vincente. Stavolta il riferimento non è ai risultati sul campo, ma agli accordi che si raggiungono dietro ad una scrivania e che sono altrettanto importanti per la (buona) vita di una società calcistica. Per il settimo anno consecutivo l’istituto di vigilanza privata Corpo guardie di città è infatti lo sponsor istituzionale dell’ Us Città di Pontedera, nonché, per la sesta stagione di fila, fornitore ufficiale per la stessa società granata dei servizi di sicurezza/stewarding che vengono effettuati allo stadio Ettore Mannucci quando la squadra allenata da Ivan Maraia, che dopodomani, sabato, è attesa dalla trasferta a Vercelli, disputa le gare casalinghe. Una collaborazione sempre più stretta e proficua di cui va giustamente fiero l’amministratore unico del Corpo guardie di città, Mariano Bizzarri Ollandini.

Da cosa nasce questo legame?
"Il Pontedera è una società seria, che ormai sette anni fa ci ha coinvolto nel suo progetto sportivo e ad oggi siamo lo sponsor più longevo nella storia della squadra pontederese. E dobbiamo dire che ci inorgoglisce sostenere un club locale così ambizioso, che sta crescendo stagione dopo stagione, ottenendo per altro ottimi risultati sportivi".

Cosa vi piace di più del club granata?
"Che si tratta di una realtà formata da imprenditori seri, che amano fare un calcio pulito ed onesto e che non speculano sulle passioni degli sportivi. La nostra azienda contribuisce volentieri alla crescita di questa società, tesoro di valori umani come deve essere inteso lo sport".

E la scelta di abbinare il vostro marchio al Pontedera da cosa è scaturita?
"Abbiamo deciso di sostenere la società granata perché dalla prima squadra in serie C all’ultima formazione della Scuola calcio è vivo e profondo l’impegno dell’intero club nella trasmissione di valori quali rispetto, amicizia, spirito di squadra e dedizione. E’ un modo di far calcio fuori dalla logica comune e con uno straordinario impatto sociale visto che i bambini ed i ragazzi si sentono parte integrante di un gruppo, di una famiglia e di una squadra e non un oggetto a scopo di lucro".

Una specie di famiglia sportiva, insomma.
"Esattamente. La sensibilità della dirigenza del Pontedera parte fin dalla Scuola calcio, dove il cosiddetto mister è più un maestro ed un educatore che un allenatore, perché rispetta il desiderio di divertimento di bambini e ragazzi, rimprovera gli errori comportamentali prima di quelli tecnici ed insegna a portare rispetto per i compagni e per gli avversari. Tutto questo rimanendo apatico verso l’esito delle partite ma continuando ad infondere entusiasmo, fiducia e ottimismo per aiutare questi piccoli calciatori ad acquisire autostima. Per questo il Pontedera si può giustamente definire una famiglia, con un importante progetto partecipato, che dimostra come lo stare insieme vinca sempre".

Stefano Lemmi

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